Dov'è finita la mia anima gemella?

Dov'è finita la mia anima gemella?

Mercoledì, 08 Giugno 2016

“In principio ciascun uomo costituiva un intero, (l’uomo) era perfetto, bastava a se stesso ed era felice. Aveva quattro gambe e quattro braccia ed era quindi molto forte ed autonomo; aveva due volti, pertanto riusciva ad avere una panoramica visiva di 360 gradi. Questo essere, definito Androgino, non era né maschio né femmina, era unico, completo, perfetto e felice. Un giorno, Zeus, geloso della loro perfezione, divise gli Androgeni a metà e li disperse ovunque sulla Terra. Così vennero creati gli uomini e le donne. Da allora l'uomo iniziò a cercare disperatamente l’altra metà di sé perché, senza di questa, egli si sentiva incompleto e infelice” .

Tutte le epoche sono ricche di trasposizioni dei sentimenti umani in chiave più o meno religiosa tramite favole, miti, parabole, leggende, e a livello linguistico ogni lingua europea presenta un’espressione ben determinata per indicare il concetto di “l’altra metà della mela” derivante proprio dal mito di Platone. Nel mito Platone pone una questione centrale: il rapporto tra il maschile e il femminile, e soprattutto la loro interdipendenza. Il sesso androgino (compresenza di maschile e femminile), diviso da Zeus per ridurne la forza, ora è composto di tante metà che vagano per ricercare nell’altro la propria unità. “Pertanto ciascuno di noi […] è la metà, il contrassegno, di un singolo essere” . Da qui nasce l’inganno perpetrato per secoli: l’idea che l’essere umano non sia completo di per sé, ma che abbia bisogno di un altro per esserlo.

Ancora oggi molti si sentono la META’ DI UNA MELA che va ricomposta per trovare la felicità, senza soffermarsi sul fatto che l’essere umano è un individuo ricco e completo, che la pienezza non va cercata nell’altro, ma bensì in se stessi e che solo così l’incontro può essere amante e rispettoso delle due individualità. È necessario allora ripensare la storia in termini di unicità e non ridurre tutto all’altro fuori di sé come si è stato fatto per secoli, da Platone in poi. Scrive a tal proposito Luce Irigaray: “si è realizzato un codice del mondo, da cui il soggetto è estromesso, sotto il preteso dell’universale” . “Uomini e donne si spartiscono lo spazio di un dominio che è continuamente contrattato su una soglia che anch’essa sfugge, ma su cui questi due avversari-amanti si incontrano” . È questo l’INGANNO del nostro tempo, un tempo che avrebbe tutte le possibilità per vivere l’amore in modo libero, appagante e maturo, ma che continua a girovagare senza sosta sperando di trovare l’altra metà di sé. Si continua a guardare fuori: il vicino, il conoscente, l’amico, l’incontro casuale, la star, il politico di turno; fuori e mai dentro, mai dentro di Sé.

Spostare l’attenzione su di Sé significa integrare la piena potenzialità della propria componente maschile e della propria componente femminile, in un viaggio evolutivo integrativo che consente all’individuo di intraprendere il processo dell’INDIVIDUAZIONE.

Carl Gustav Jung lo descrive con queste parole: “Il termine individuo significa “non diviso”, pertanto l’individuazione indica il processo per cui la persona diventa se stessa, un ESSERE UMANO INTERO, inscindibile e differenziato dalla psiche collettiva conscia e inconscia […]. L’individuazione non ha altro scopo che di liberare il Sè dai falsi involucri della Persona ”.

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